Genuino Clandestino – Bologna 21 22 23 Aprile 2017 – presso Labàs occupato –

Sabato 22 aprile – dalle ore 9,30 alle 12,30 – tavoli di confronto e dibattito su tematiche politiche riguardanti le comunità locali

– Normative sanitarie su produzione e trasformazione agricola
Negli ultimi decenni la guerra condotta contro i piccoli produttori si è manifestata in molte forme. Di queste una sicuramente di grande efficacia è stata la compressione della libertà di produrre reddito trasformando parte della produzione agricola aziendale. Autorizzazioni e libretti sanitari, HACCP, controlli, DIA, differite e non, ecc, altro non hanno rappresentato se non una perpetuazione nel tempo, sotto forme diverse, di impedimenti alla tradizionale occupazione del contadino: produrre cibo e alimenti destinati a nutrire se stesso e parte della comunità di appartenenza. Quanti di noi si sono infatti trovati di fronte a richieste talmente inaffrontabili di dotazioni strumentali e strutturali da dover abbandonare l’idea dell’avvio di una attività di trasformazione. A leggere i regolamenti europei del c.d. “pacchetto igiene”, però, pare che l’Europa sia molto meno intransigente e rigida di come ce la dipingono: deroghe; concetti di sufficienza, adeguatezza, necessità; limiti di inapplicabilità; dimensioni minime per l’applicazione di talune norme; ecc… tutti concetti che le nostre ASL e le nostre Regioni paiono aver perso lungo la strada della ratifica dei provvedimenti. E’ proprio vero? La via politica è quella maestra, ma, nel frattempo, cosa possiamo fare per applicare quanto a noi favorevole che non ci viene però concesso? E’ sempre necessario restare clandestini? Come siamo riusciti ad uscire da queste situazioni nelle nostre realtà? Fino al cambio di norma da noi auspicato, l’unica strada è la difesa e il mutuo soccorso contro le sanzioni o stiamo percorrendo altre vie? E il mutuo soccorso, come lo stiamo organizzando? Abbiamo intentato cause o ci siamo costituiti in giudizio contro sanzioni comminate alle aziende delle nostre reti? Insomma, come ci stiamo muovendo nelle nostre realtà per uscire dalla clandestinità? E ci interessa uscirne?

– Monete sociali
Da tempo alcuni nodi locali di Genuino Clandestino stanno ragionando sulla sperimentazione di monete sociali autogestite, mentre alcune ecoreti catalane stanno utilizzando varie tipologie di moneta sociale. All’attualità nelle Marche è stato avviato un progetto basato sul sistema delle “camere di compensazione”, mentre a Bologna è in fase avanzata il progetto di emissione del “Grano”, una moneta sociale cartacea locale.
Nel tavolo cercheremo di fare il punto sugli esperimenti in essere e rispondere alle seguenti domande: cosa significa autogestione della moneta sociale? Può una moneta sociale consolidare in modo positivo le relazioni all’interno delle comunità locali? Può una moneta sociale diventare nucleo di attrazione verso le comunità autogestite? Quali sono le problematiche da affrontare e superare nella costruzione di una moneta sociale?

– Empori e spacci popolari
Nell’economia di mercato, il momento della distribuzione è la strettoia nella quale si incontrano i produttori da un lato e i consumatori dall’altro. Si tratta di una strettoia, perché oltre il 70% dei beni di consumo (alimentari e non) vengono venduti in supermercati e centri commerciali, ovvero nella rete della grande distribuzione organizzata. Poche catene di supermercati, concentrate in ancor meno centrali di acquisto, controllano le principali filiere alimentari globalizzate, determinano prezzi, tempi e modi di produzione e alimentano fenomeni di gravissimo sfruttamento dei lavoratori agricoli che sconfinano in forme di schiavismo. I lavoratori agricoli vedono compressi i loro redditi e i consumatori vedono ridotte le loro scelte alimentari. Nelle reti dell’economia solidale, si tende a sciogliere il nodo distributivo, attraverso la vendita diretta o con forme di distribuzione autorganizzata sul versante del consumo, generalmente su piccola scala e caratterizzate dalla gestione su base volontaria. Come creare luoghi stabili di distribuzione indipendente? Come allargare la rete distributiva autorganizzata? Empori cooperativi e spacci popolari possono essere la soluzione?

– Formazione
La formazione su questioni chiave relative alla sovranità alimentare ( dalla produzione di cibo nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente alla creazione di nuove reti di economia solidale) può essere un importante strumento di crescita per tutte quelle realtà che propongono pratiche di produzione e, in generale, stili di vita alternativi a quelli imposti dal capitalismo.
Lo scambio di conoscenze infatti si propone come tema interessante da due punti di vista. Da un lato, può favorire la crescita di competenze tra i piccoli produttori attraverso la circolazione di saperi alternativi difficilmente reperibili all’interno dei canali di formazione/informazione propri dell’agricoltura tradizionale se non, a volte, inaccessibili a chi , provenendo da altri percorsi professionali, si vuole avvicinare al mondo dell’autoproduzione.
Dall’altro la sensibilizzazione verso nuove pratiche di produzione e stili di vita può aumentare la consapevolezza tra i co-produttori e rinsaldare notevolmente la relazione tra città e campagna.
Alla luce di queste considerazioni ci piacerebbe rispondere a queste domande:
esistono realtà all’interno di GC che si occupano, tra le altre cose, di formazione ( intesa come autoformazione e formazione rivolta ai cittadini? Se si,come, con quali obiettivi e con quali risultati lo fanno? Può essere utile creare una rete capace di scambiare buone pratiche, progetti, competenze per moltiplicare/agevolare le occasioni di condivisione dei saperi? Se si, come si può strutturare? Attraverso quali metodi e con strumenti (anche informatici)?

– Garanzia partecipata
Da alcuni anni ci si confronta sulle varie prassi di garanzia partecipata delle nostre reti,con l’obbiettivo migliorare quello che facciamo e definire delle linee comuni.
Questo il punto a cui siamo arrivati a Terni, forse utile per chi compie i primi passi in questa direzione e per non perdere la rotta.
.Produttori che vogliono far parte della rete locale si presentano e compilano una scheda dettagliata della propria azienda (possibile confronto fra le schede utilizzate sul sito ?
.La rete locale organizza una prima visita aperta a tutti ,ma con la presenza necessaria di produttori affini
.Il gruppo che ha fatto la visita relaziona in assemblea ed è questa che accoglie i nuovi produttori
.Mantenere un sistema di verifica nel tempo (da approfondire)
.Per i prossimi incontri sarebbe utile un confronto fra le linee guida/regolamenti per settore (panificazione, allevamento, ortofrutta…) che le reti si sono date o che stanno cercando di costruire.

– Lavoro
Parliamo del nostro lavoro! Che posto ha il lavoro nel quotidiano? Chi investe nel lavoro come nuovo stile di vita da cosa è mosso? Il lavoro può essere una pratica politica di libertà? Il gruppo si confronterà sul tema del lavoro a partire dalle storie personali e da quelle raccolte per una ricerca sul campo condotta tra lavoratrici e lavoratori produttori delle Reti di economia solidale e dei Gas, dei mercati autogestiti di “Genuino clandestino”, dei Centri di sperimentazione autosviluppo.

– Mutuo soccorso e autogestione delle emergenze
Decine di terremoti ad alta magnitudo e migliaia di scosse minori squassano gli Appennini centrali fra l’Agosto 2016 e il Febbraio 2017. La prima scossa causa 300 vittime, le altre nessuna, ma i danni a edifici e infrastrutture sono continui e imponenti. A Ottobre gli sfollati dalle zone montane verso i campeggi sulla costa adriatica sono 25000 solo nelle Marche. Nei mesi successivi l’azione dello Stato è caracollante e inefficace. Incertezza su piani e risorse, disorganizzazione, incoerenze e ritardi sono i tratti distintivi della gestione del dopo-sisma. Questo abbandono dei territori viene percepito dalla popolazione alternativamente come una strategia deliberata o come una disfunzione della macchina statale. Comunque la si veda il risultato è lo spopolamento delle montagne. L’altra faccia della medaglia è lo spazio che si apre per iniziative dal basso, partecipate, condivise e autogestite. Nell’Autunno del 2016 la rete GC si attiva: i nodi locali di CampiAperti, Ecomercato, Genuino Amiatino, Mercato Brado, Terra Fuori Mercato, Mondeggi e SemInterrati si mobilitano. A Bolognola, un piccolo paese dei Monti Sibillini, allevatori e attivisti insieme costruiscono quattro stalle, senza aiuto né gestione dall’alto: questo è l’inizio di un percorso di autodeterminazione e dicooperazione fra la rete GC e chi vive e resiste nel territorio del cratere. Si apre un tavolo di discussione con gli abitanti del paese, molti dei quali allevatori e piccoli produttori. Si condividono idee e problemi, si discute di Garanzia Partecipata, si fanno piani e ipotesi per una Legge Contadina per la libera trasformazione dei prodotti da agricoltura contadina. I lavori sono in corso, ma i semi sono gettati: da questo accidente può nascere una liberazione. Discussione: emergenza e mutuo soccorso – come si è mossa la rete – breve report su terremoto e Bolognola; autogestione delle criticità – percorsi di autodeterminazione, come andiamo avanti?; oltre l’emergenza – come può intervenire la rete GC in supporto delle piccole economie contadine colpite da calamità naturali e sociali? Come può sostenere le lotte quotidiane di chi vuole vivere della terra?

– Comunità a Supporto Agricoltura (CSA) e dintorni
CSA (acronimo ci Community Supported Agricolture), cioè agricoltura supportata dalla comunità è qualsiasi forma di organizzazione dell’attività di produzione agricola e del consumo dei prodotti dell’agricoltura che si basa sull’alleanza fra contadini e consumatori. Quindi anche Campi Aperti e Genuino clandestino sono, di fatto, Csa.
Come per Campi Aperti, per Arvaia Csa significa anche sovranità alimentare, dignità del lavoro contadino, un’agricoltura il più possibile in armonia con il territorio e che riduca la sua impronta ecologica. Rispetto ad altre forme di Csa, in Arvaia la produzione e distribuzione di ortaggi funziona con un meccanismo solidale di suddivisione fra i soci aderenti delle spese di produzione, che abbiamo mutuato dall’esperienza nordeuropea in particolare di Gartecoop, attiva nei dintorni di Friburgo in Germania.

– Arti e mestieri
Il nostro essere artigiani si vuole porre come azione complementare a quella dei contadini della rete di GENUINO CLANDESTINO. La riflessione inizia anche per noi dalla difficoltà di contestualizzarci nella realtà contemporanea. Non veniamo legalmente ne considerati ne tutelati
In qualità di produttori che hanno fatto determinate scelte etiche.
Possiamo creare una rete di comunità territoriali di artigiani volta a darci un’identità e delle pratiche collettive che ci salvaguardino nonostante la nostra posizione di relativa illegalità.
L’equilibrio fra coerenza etica e sopravvivenza dell’attività artigianale è delicatissimo.
Possiamo assumerci la responsabilità su tutta la filiera di ogni mestiere per tutelare la salute del pianeta e dei suoi esseri viventi, e i diritti e la dignità dei lavoratori.
E proviamo a ragionare e scegliere: materie prime; -metodo produttivo; commissioni e creazioni; tipologia di mercato…
Possiamo creare una definizione identitaria in cui riconoscerci pienamente, una sorta di disciplinare per poter mettere in pratica un’inclusività o meno ben giustificata e un metodo di controllo partecipato che renda la delicata faccenda chiara e condivisa…

– Produzione artigianale/industriale-produzione agricola.
Che cosa può mettere a disposizione dell’agricoltura contadina una fabbrica recuperata in autogestione e con vocazione ecologista? E così anche altre attività artigianali. Tra i gruppi di offerta è possibile contemplare piccole produzioni industriali e servizi al mondo contadino che escano dal mero scambio mercantile in un rinnovato rapporto città-campagna. Certo attrezzi agricoli prodotti su larga scala dall’industria globalizzata o ricambi di macchinari non sono alla portata, ma lavori artigianali per strumenti da recuperare (o da inventare, come ad esempio un micromaltificio) sì. Proviamo a discuterne.

– La grande distribuzione del bio
Da parecchio tempo è chiara agli occhi di tuttei la raffinata operazione di “green-washing” che attraversa il settore della produzione industriale di cibo ed i poteri che intorno ad esso si addensano. Non è casuale il continuo aumento di prodotti “a marchio bio” o “col bollino verde” sugli scaffali dei supermercati, né lo è lo strapotere di Oscar Farinetti ed il ruolo guida di Eataly nei processi di gentrificazione dei territori così come nelle operazioni di marketing politico che passano sempre più attraverso il cibo. Le sigle dell’associazionismo “ecologista” che nel 2015 hanno sostenuto l’Expo milanese seppur con qualche “è vero, ma..” sono parte integrante di questo problema: il modello di SlowFood proposto da Petrini non è meno pericoloso del modello dominante fatto di grandi catene industriali e mega supermercati, ci attacca ed interroga soltanto su un piano differente. Abbiamo la necessità di analizzare tutto questo e immaginare reazioni collettive e determinate a questo immaginario che mercifica il sapere contadino e monetizza la nostra vita nelle città.

Sabato 22 aprile – dalle ore 15 alle 17 – tavoli tecnici sull’agricoltura contadina

– Apicoltura
E’ giusto cambiare regina tutti gli anni? E’ giusto spostare continuamente le arnie? E’ giusto fare nutrizione stimolante? E’ giusto livellare le famiglie? Quale cera usiamo? quali arnie?
Linee guida per naturalizzare l’apicoltura razionale. Pensiamo a come ripagare il nostro debito nei confronti di api e natura dopo cento anni di allevamento sconsiderato

– Erboristeria
Principi che guidano gli erboristi gc: selvaticità, produzione artigianale e casalinga, ricette della tradizione…Reperibilità materie prime: cera d’api, oli, alcool, glicerina, ingredienti esotici.
Utilizzo di ingredienti da laboratori industriali: come comportarsi? (lecitina, emulsionanti, tensioattivi, filtri solari, bicarbonato, acido citrico…). Prezzi minimi dei preparati. Tecniche di coltivazione, di raccolta selvatica, di trasformazione…Come comportarsi con la consulenza.

– Allevamento
Da millenni gli animali hanno accompagnato l’uomo e costituito parte insostituibile della vita rurale. Dalla produzione di cibo, alla difesa della casa, alla forza lavoro, gli uomini hanno sempre corrisposto per questi servizi preziosi, rifugio, alimentazione e cura. Una vera e propria forma di simbiosi. A seguito della industrializzazione della produzione di cibo, anche gli animali hanno perso la loro dignità e l’equilibrio del rapporto tra uomo e animali si è incrinato, così come quello tra allevamenti e territorio, fino ad arrivare allo stato attuale, dove concentrazioni sempre più elevate di animali in spazi relativamente angusti producono inquinamento, sofferenze, maltrattamenti e folle consumo di risorse. In tutto questo un ruolo centrale lo ha avuto il sistema commerciale che pretende materie prime a bassissimo costo per massimizzare i profitti della rete distributiva e delle fasi intermedie della filiera. E’ possibile ricostruire un sistema meno violento? Probabilmente si. Ma quali sono le condizioni? Filiere di alimentazione, gestione dell’allevamento, selezione delle razze, trasformazione, accesso al mercato, ecc… A partire dal confronto delle linee guida/regolamenti delle diverse reti, relative alla zootecnia ammessa ai mercati, vorremmo giungere ad un canovaccio condiviso, che fissi dei punti comuni sui quali convergere e farne il nucleo di una campagna di resistenza collettiva all’aggressione alla nostra salute e al pianeta che ci ospita. Invitiamo le reti a far circolare le linee guida/regolamenti/norme definite a livello locale, in modo da poter avviare il confronto prima dell’incontro di aprile e rendere quel momento il più produttivo possibile.

– Viticoltura
Lavorazioni del terreno o inerbimento e tipi di terreno sui quali le rispettive pratiche vengono praticate. Tipologie di concimazione (nessuna, sovescio, letame, fogliare ecc..)
Difesa fitosanitaria: quali prodotti utilizziamo (zolfo, rame, bentonite ecc..) quali alternative sono state sperimentate ( propoli, micorize, ecc..), risultati ottenuti. Difesa da piralide, tignoletta, scafoideo (vettore della flavescenza dorata) e sostenibilità dei trattamenti di difesa (piretro ecc..). Se avanza del tempo: sistemi di potatura allevamento in correlazione alle tipologie, ai terreni e alle zone di produzione.

– Panificatori
Grani antichi: opportunità e problematiche.
I grani antichi stanno ricomparendo dopo mezzo secolo di abbandono. Una probabile risposta ad una cerealicoltura tutta basata sull’uniformità, sulla produttività e sulla chimica che ha portato migliaia di persone a soffrire di intolleranza al grano e all’azzeramento della biodiversità in campo.
Oggi diverse aziende stanno riprovando a seminare varietà dimenticate. Perché questa scelta? Quali vantaggi? Ma anche quali problemi? Dove reperire i semi? Monovarietà o miscugli evolutivi?

– Orticoltura e sementi
Chi coltiva ortaggi e cereali in agricoltura biologica deve scegliere quale semente utilizzare, le scelte sono molto diverse, come diverse sono le implicazioni tecniche che comportano, e sono scelte particolarmente delicate per chi fa agricoltura professionale. Si può scegliere tra l’acquisto di semente dai cataloghi o l’autoproduzione, tra l’uso di varietà tradizionali, o varietà migliorate, o i più moderni ibridi. Recentemente alcuni di noi stanno iniziando a sperimentare la costituzione di miscugli di semente di diversa provenienza, al fine di costituire le cosiddette “popolazioni evolutive”, secondo la proposta del genetista Salvatore Ceccarelli. Nel tavolo di lavoro vorremmo condividere le esperienze maturate negli anni dalle diverse realtà agricole.

– Frutticoltura
I nuovi parassiti e nuove minacce delle piante da frutto: drosophila suzukii matsumura; halyomorpha halys; popillia japonica. Biologia, abitudini, diffusione. Tecniche di lotta biologica e
nuovi scenari.

– Olivicoltura
Questione della xilella. Nuove tipologie d’impianto che cominciano a diffondersi anche in Italia. Cambiamenti climatici e mosca delle olive. Ma i temi potrebbero essere anche tanti altri, ad esempio, perché molti fanno fatica a vendere il proprio olio quando in Italia si produce meno olio di quanto se ne esporta? Come calcolare il giusto prezzo dell’olio? Come si declina la produzione dell’olio rispetto alla garanzia partecipata? Quali pratiche sono ammesse, tollerate o fuori da confini della garanzia partecipata. Possiamo pensare ad un sistema di rete dell’olio GC che interagisca creando spazi per tutti coloro che si riconoscono negli obiettivi di un sistema di garanzia partecipata?

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