Categoria: Primo Piano

  • Nasce La Rete Per La Sovranità Alimentare In Emilia Romagna

    Nasce La Rete Per La Sovranità Alimentare In Emilia Romagna

    Costituita a Bologna la Rete Per La Sovranità Alimentare In Emilia Romagna, ampia coalizione di singoli, associazioni e gruppi di base per un cambio radicale nel sistema di produzione, distribuzione e consumo del cibo.

    Conferenza stampa per la presentazione della neonata Rete:

    venerdì 21 maggio ore 12:00 https://meet.jit.si/sovranitaalimentare

    Verranno illustrati partecipanti, finalità e metodi di attuazione degli obiettivi di progetto.

    La Rete Per La Sovranità Alimentare in Emilia Romagna nasce a Bologna tra i contadini e cittadini che ruotano attorno a Campi Aperti, Camilla Emporio di Comunità, ed Arvaia CSA. In breve tempo si aggregano altre persone e le principali realtà vicine ai temi della genuinità dei cibi e del consumo critico; presto la rete cresce in ambito regionale per promuovere un nuovo modello di produzione e consumo basati sui principi dell’agroecologia: minimizzare gli sprechi, utilizzare razionalmente le risorse, spostare il mondo del cibo verso forme attente alle produzioni biologiche locali e alle realtà di base dell’Economia Solidale.

    Il modello di agricoltura e le scelte alimentari sono determinanti per la salute, la qualità del lavoro, la tutela del territorio. La Rete vuole divenire il principale interlocutore in grado di influire sulle scelte politiche regionali a sostegno delle Reti Alimentari Contadine e delle iniziative del mondo dell’Economia Solidale.

    Le Reti Alimentari Contadine comprendono piccoli produttori, distribuzione e fruitori che con un comune impegno possono determinare un diverso approccio all’alimentazione, valorizzare le produzioni locali, migliorare l’economia e la salute del territorio. Queste Reti costituiscono una coalizione ampia, lontana da fazioni e logiche di partito, pronta ad intervenire nelle scelte locali a vantaggio del bene comune.

    Le amministrazioni devono porre al centro del mondo alimentare l’agricoltura e i mercati contadini; le esperienze dell’economia solidale e degli empori di comunità; le forme di collaborazione diffuse con i negozi di vicinato, i laboratori e la ristorazione artigianali; l’avvicinamento tra città e campagne.

    La Rete Per La Sovranità Alimentare propone da subito una serie di interventi non rimandabili:

    1. Promuovere e sostenere circuiti solidali commerciali per le produzioni agroecologiche
    2. Favorire l’accesso alla terra delle nuove generazioni
    3. Orientare il Piano di Sviluppo Rurale al sostegno dell’Agricoltura Contadina
    4. Garantire a tutti i cittadini l’accesso alla terra per l’autoproduzione del cibo
    5. Orientare la ricerca pubblica verso l’agroecologia e la tutela della salute
    6. Sostenere la biodiversità, la produzione e utilizzo delle sementi comunitarie
    7. Diffondere consapevolezza alimentare e responsabilità sociale nella cittadinanza
    8. Contrastare lo sfruttamento del lavoro e garantire condizioni dignitose ed equa retribuzione

    Sovranità Alimentare è la possibilità per una comunità di decidere autonomamente il sistema di produzione e distribuzione del proprio cibo senza subire le imposizioni del mercato globale. Ciò consente di valorizzare i prodotti tipici, ridurre gli sprechi alimentari, salvaguardare il territorio e la biodiversità, mantenere in vita tradizioni e cultura locali in ottica agroecologica.

    Agricoltura Contadina è quella praticata dalla maggioranza delle realtà agricole italiane, che per l’85% sono piccole o piccolissime, e dalle innumerevoli esperienze di autoconsumo.

    È fatta di aziende famigliari e di cooperative che coltivano direttamente la terra su piccola scala con tecniche sostenibili e privilegiano i mercati locali, la filiera corta e il rapporto diretto col consumatore.

    Contatti:

    • Carlo Farneti, 388 938 0626, carlofarneti66@gmail.com

    Approfondimenti:

  • Campagna tesseramento 2021 on-line

    Campagna tesseramento 2021 on-line

    🔵 Car@ co-produttrici e co-produttori, inizia la campagna di tesseramento online, un momento di comunità importante per sostenere Campi Aperti e i suoi progetti!

    🙂 Non aspettavi altro? Di seguito, ti diciamo come tesserarti. 👇

    ℹ 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗮:
    su campiinrete.org (sezione registrati nella barra in alto: https://campiaperti.campiinrete.org/registrazione/)

    📌 registrati compilando le anagrafiche

    📌scegli la tessera, da un minimo di 7 euro a 50
    supportando due progetti (per saperne di più: https://campiaperti.campiinrete.org/progetti-sostenuti-dalla-tessera-piu-e-varianti-2021/) per l’anno 2021

    📌 paga con uno strumento online, o carta di credito con Stripe o Paypall

    😉 fatto, ora sei parte di Campiaperti!

    👉 Qui la spiegazione online: https://campiaperti.campiinrete.org/come-funziona/

  • MIX’ART MYRYS, Tolosa: vedi… l’ In Comune è!

    MIX’ART MYRYS, Tolosa: vedi… l’ In Comune è!

    A seguito di una visita senza preavviso di una commissione di sicurezza del municipio di Tolosa il 14 gennaio 2021, il collettivo di artisti MIX’ART MYRYS è stato notificato di una chiusura amministrativa mercoledì 20 gennaio e non può più ricevere il pubblico, compresi i suoi stessi membri, nell’edificio situato al 12 rue Ferdinand Lassalle, quartiere Ponts Jumeaux a Tolosa.

    COMPRESO IL PURO PRETESTO PER ATTACCARE UNO DEGLI INNUMEREVOLI SPAZI SOCIALI nel continente, GESTITI DA ASSEMBLEE DI PERSONE CONSENSUALI E RECIPROCHE; questo è la risposta del Mixart-Myrys, a cui noi aderiamo.

    Musica! 🙂

    Se non ne hai mai sentito parlare, qua qualche info: http://www.mixart-myrys.org/le-lieu/

    ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

    L’In comune è

    Rispondere al bisogno democratico che scuote la società.
    Occuparsi del legame inseparabile tra risorse e usi.
    Riconsiderare i beni comuni come appartenenti a tutti.
    Ripensare la società in modo che tutti possano assumersene la responsabilità.
    Combattere l’anomia culturale e ricostruire la società coinvolgendo tutti nel processo.

    I Comuni sono aria, acqua, cibo, salute, educazione, energia, cultura, iniziative dei cittadini, spazio pubblico, inclusa la sicurezza…

    Questo appello è su iniziativa del collettivo di artisti autogestito Mix’Art Myrys – uno spazio cittadino di sperimentazione sociale e culturale, protagonista della cultura di Tolosa dal 1995 – che il Comune e Toulouse Métropole stanno cercando di sfrattare dai loro locali. E questo nonostante il forte sostegno della popolazione, delle istituzioni e degli attori della società civile.

    Con questo appello vogliamo partecipare ad una nuova griglia di lettura, affinché possa seguire una riflessione/azione sulle modalità pratiche di attuazione di una società basata sui Comuni.

    Dopo gli attacchi senza precedenti della città di Tolosa contro Mix’Art Myrys, la popolare sala di musica Bleu Bleu, il centro di accoglienza d’emergenza DAL 31/ Fondazione Abbé Pierre, il giardino condiviso Fontaine Lestang, lo spazio di ricerca e creazione contemporanea Pavillon Mazar

    Possiamo solo constatare che la nuova maggioranza del municipio e di Metropolis di Tolosa non vuole più sentir parlare di iniziative dei cittadini, di auto-organizzazione degli abitanti, di Comuni. Compreso quando queste iniziative sono collegate alle politiche pubbliche esistenti.

    Queste scelte politiche a livello locale, vere e proprie negazioni della democrazia, si inseriscono in una dinamica preoccupante a livello nazionale. Basta fare riferimento al Consiglio di difesa della salute, che è al di fuori di ogni controllo parlamentare.

    Tuttavia, l’emergenza climatica, democratica, sociale e societaria rende sempre più evidente che diventa indispensabile pensare alle politiche pubbliche, all’utilità pubblica e all’interesse generale in termini di Comuni.

    Di fronte al fallimento delle politiche pubbliche, di un sistema produttivo basato su un’economia speculativa che non è più sostenibile, vogliamo fare un passo indietro e lanciare una riflessione per

    UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE, UN ALTRO RAPPORTO CON IL MONDO

    Per ridefinire l’interesse generale e la pubblica utilità, compresi i servizi pubblici. In termini di mezzi e in termini di governance che coinvolge utenti e professionisti. Soprattutto, rendendo possibile a tutti di essere coinvolti nei Comuni, che sia la protezione dei Comuni naturali come l’aria e l’acqua, la riappropriazione di quelli della salute, dell’educazione, dell’energia, del cibo… o la creazione di altri Comuni.

    Un diritto sancito dalla Costituzione può essere una leva che vi opera. È il Diritto alla Sperimentazione, la cui attuazione appartiene alle autorità locali, contando su cittadini, gruppi di abitanti, associazioni che da tempo incarnano la popolazione che propone, organizza ed esprime la sua volontà di partecipare alla Cosa Pubblica.

    Gli esperimenti locali che si stanno facendo: AMAP, giardino condiviso, mensa popolare, zona da difendere, collettivo di artisti, luoghi intermedi e indipendenti, riciclaggio, catena di solidarietà e, tra gli altri, il movimento dei Gilet Gialli, attestano questa volontà.

    Così, per un nuovo contratto sociale i cui contorni sono già definiti da molte forze, esigiamo questo Diritto alla sperimentazione.

    Siamo consapevoli che questa richiesta ci impone di ripensare la mancanza “organizzata” della nostra disponibilità e del nostro tempo.

    NUOVO RAPPORTO CON IL TEMPO E I MEZZI DI SUSSISTENZA

    Troppo poche persone hanno sperimentato, durante la prima reclusione, un rapporto con il tempo diverso da quello imposto da un’organizzazione del lavoro obsoleta. Hanno riscoperto l’importanza delle relazioni con gli altri, con i vicini, con la famiglia, l’importanza delle pratiche di solidarietà, delle pratiche artistiche e culturali, delle pratiche sportive, della cura, l’importanza del tempo dedicato alla riflessione, al pensiero, l’importanza del tempo libero!

    Associare gli abitanti alla Democrazia, alla Cosa Pubblica implica la realizzazione di un ambiente favorevole alla disponibilità della persona e alla sua altezza di vista allora possibile. Ciò implica questo tempo liberato. Implica che la persona ha i mezzi per farlo. Una forma di reddito minimo vitale non è più un tabù, diventa anche un’emergenza. Come condizione necessaria per l’effettiva partecipazione dei cittadini, è necessario partecipare a un Diritto di Sperimentazione.

    Questo contesto favorevole può allora permettere il confronto costruttivo degli esperti istituzionali – in ecologia, economia, diritti e nuovi diritti, sociologia e in qualsiasi settore che compone la/e Comunità – con gli esperti quotidiani che ognuno è. In risposta alle emergenze che affrontiamo, si mette allora in moto un processo di responsabilizzazione di tutti, un potere di essere e di agire.

    È in questo senso che Mix’Art Myrys chiama ampiamente per 30 giorni di azione e riflessione sul territorio per il “IN COMUNE, LIBERO E NECESSARIO”.

    Azioni e riflessioni in comune che ognuna, ognunu definirà a partire dal suo campo d’intervento, il suo luogo, il suo territorio, la sua azione dalla più simbolica (mettere questo testo d’appello sul suo luogo, il suo quartiere, il suo balcone, internet…) alla più visibile (organizzazione di dibattiti/conferenze, raduni, manifestazioni che rivendicano questo In Comune…). Fateci sapere le iniziative che prenderete ovunque vi troviate sul pianeta!

    La Manifestazione del 6 marzo alle 14H00 a Tolosa aprirà queste quattro settimane.

    In Common(s) per la salute, la cultura, l’educazione, l’energia, l’alimentazione, l’iniziativa dei cittadini… siamo in Common(s)

  • Manutenzione invernale sito e cloud CA

    Manutenzione invernale sito e cloud CA

    La prossima settimana, come succede stagionalmente, faremo manutenzione al sito ed al nostro cloud.

    Come gruppo contadino per la Sovranità Alimentare, cerchiamo di avere nelle nostre competenze anche la nostra indipendenza telematica e di comunicazione facendo manutenzione noi stesse ai nostri attrezzi.

    Questa la valutazione del nostro cloud: https://scan.nextcloud.com/results/50ee0a1d-6f8e-4aa4-886a-5d7676f0cbeb Il nostro server è ospitato dall’associazione http://tetaneutral.net/. Abbiamo da aggiornare il sistema operativo (Debian), salvare i nostri dati ed avanzare della versione del cloud. Invece il nostro sito è ospitato da Autistici/Inventati e dobbiamo solo mantenerlo aggiornato e backuppato.

    Se avete interesse a partecipare ed aiutare, iscrivetevi e scriveteci alla mailinglist comunicazione che trovate nei CONTATTI

  • Patto mutualistico CA-Mag6 “Tutoraggio senza prestito”

    Patto mutualistico CA-Mag6 “Tutoraggio senza prestito”

    Strumento “Tutoraggio senza prestito” – 2021 – cercasi realtà agricole candidate

    Con questa presentazione del progetto si invitano le realtà/aziende che sono interessate a candidarsi per un “Tutoraggio senza prestito” insieme a MAG6.

    Lo strumento di “Tutoraggio s. p.” è pensato e proposto per quelle aziende che sono interessate ad aumentare la propria competenza e consapevolezza nella gestione economica della propria azienda con nuovi strumenti di gestione imprenditoriale, strumenti adattati e sviluppati ad hoc dagli addetti della Mag6 (cooperativa di finanza mutualistica e solidale), insieme ai produttori che partecipano al percorso, nella chiave di uno sviluppo sostenibile della propria attività all’interno di un’economia alternativa e solidale.

    Il gruppo di lavoro di Campi Aperti che coordina il progetto vorrebbe rendere quest’opportunità accessibile a tutte le realtà agricole interessate, e per questo si è attivato per riuscire a creare un fondo per poter co-finanziare al 50% i costi annui delle realtà che parteciperanno a questo percorso nei prossimi anni.

    Di fatto durante il primo anno del percorso, MAG6 fornisce gli strumenti teorici e pratici (conto economico, stato patrimoniale, flussi di cassa, bilancio preventivo, investimenti/disinvestimenti, piano d’impresa, analisi swot, ecc) indispensabili per acquisire maggiore consapevolezza riguardo alla capacità economica aziendale, necessari per una gestione più efficiente e sostenibile.

    La consapevolezza e gli strumenti acquisiti sono utili per affrontare e dissipare dubbi e paure rispetto al futuro della propria attività, per consolidare la fiducia nelle proprie capacità e poter definire strategie d’azione efficaci, individuali e collettive, partendo da una consapevolezza concreta del grado di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale del proprio progetto agricolo.

    Da questo percorso nasce anche conoscenza reciproca e fiducia nel gruppo che vi partecipa, aspetti preziosi per sentirsi parte attiva della “comunità” e del progetto stesso.

    Questi aspetti relazionali all’interno del gruppo hanno dato vita a nuove idee per poter condividere con tutti i soci di CA gli strumenti acquisiti con l’obiettivo di offrire spunti di interesse per approfondire strumenti già utilizzabili per i più esperti.

    Idee che hanno prodotto un primo “assemblaggio” delle registrazioni video realizzati e montati da Cristina Carnevale, accompagnati da descrizioni sintetiche, già consultabili cliccando su http://tsp.vado.li/, e che sono in via di rielaborazione per renderli il più possibile fruibili con facilità, con l’obiettivo di creare un corpus di nozioni e di strumenti che diventino una risorsa per tutta la comunità di Campi Aperti per poter far fronte con maggior consapevolezza alle tante sfide di un sistema economico globale dominante che non contempla l’esistenza del piccolo produttore agricolo biologico e non è in grado di offrire strumenti adatti allo sviluppo sostenibile e consapevole del suo progetto.

    Quest’anno c’è la possibilità di introdurre una nuova realtà agricola di Campi Aperti al percorso quadriennale. Candidature di realtà interessate sono da presentare entro il 15 febbraio a: fattoriagiardino.az.agricola@gmail.com.

    Condizioni necessarie per partecipare:

    Essere socia/o di Campi Aperti.

    Essere o diventare socia/o di Mag6.

    Impegnarsi in un apprendimento attivo per la durata dello strumento di quattro anni con 5 incontri d’aula nel primo anno e successivi 1 o 2 incontri nei tre anni seguenti.

    Impegnarsi in un apprendimento ATTIVO che prevede anche del lavoro fatto in autonomia fra un incontro e l’altro, affiancato dal Tutor di riferimento.

    Impegnarsi con la sostenibilità condivisa di 500 euro per quattro anni, a sostegno del lavoro svolto da Mag6. Grazie al progetto mutualistico è previsto un co-finanziamento del 50% da parte di CA, a sostegno delle aziende che vogliono intraprendere questo percorso, e la possibilità di una copertura totale del costo per le realtà più in difficoltà.

    Accogliere altre aziende che desiderano partecipare agli incontri come “uditori silenziosi”.

    Il primo incontro preparatorio del percorso si terrà a metà MARZO, seguito da 4 successivi incontri a cavallo del 2021-2022 (da nov 2021 -febb 2022). Per maggiori dettagli, vedete la scheda di presentazione in allegato.

  • riaprono tutti i mercati contadini!

    riaprono tutti i mercati contadini!

    Oggi riaprono tutti i mercati contadini a Bologna. Il sindaco Merola ha firmato una delibera che dispone le misure di sicurezza all’interno delle aree mercatali, sostanzialmente le stesse misure già precedentemente concordate con l’amministrazione.
    Questa per noi rappresenta una fondamentale vittoria. In questo momento di gioia vogliamo ringraziare tutte quelle realtà che ci hanno sostenuto e ci hanno espresso solidarietà in un momento così difficile: le/gli abitanti del Pratello, la rete delle associazioni ambientaliste bolognesi, gli spazi sociali, le organizzazioni professionali agricole, i partiti, i sindacati di base, i numerosi consiglieri comunali che si sono attivati per la riapertura.
    Ma sopratutto vogliamo ringraziare le centinaia di cittadini che sono passati per piazza San Rocco sabato mattina e che hanno tempestato il comune di messaggi di protesta, contribuendo in questo modo a far ragionare l’amministrazione.
    A tutti e tutte un grande grazie e un abbraccio.
    Ci vediamo ai mercati.
    Avanti con la Sovranità Alimentare!
    CampiAperti
  • SCIOPERO PER IL CLIMA

    SCIOPERO PER IL CLIMA

    Finchè ci sarà mancanza d’azione da parte del governo rispetto al cambiamento climatico, noi scenderemo in piazza.

    Oggi in piazza, daremo voce alle nostre richieste con una “jam session” collettivaPortate- Strumenti musicali🥁🎷🎺🎤– Fischietti- Pentole e mestoli🥄– Qualsiasi cosa possa far rumore📣🔔Facciamoci sentire!🗣🔈📢

  • RESTIAMO (campi) APERTI!!!

    RESTIAMO (campi) APERTI!!!

    Abbiamo scritto all’Assessore chiedendo di avviare una verifica del “regolamento Covid-19” per scongiurare una nuova chiusura dei mercati. La trovi qua sotto. Facci sapere se condividi.

    All’Assessore al Commercio del Comune di Bologna

    e. p.c., ai mercati contadini della città

    Oggetto: Emergenza sanitaria da Covid-19, richiesta convocazione urgente del tavolo dei mercati contadini di Bologna

    Come noto,

    nella fase acuta della pandemia, i mercati contadini, nonostante le loro caratteristiche (spazio a disposizione per la clientela, collocazione all’aperto, qualità nutrizionistiche dei prodotti, ecc…), sono stati chiusi per un periodo lungo in ottemperanza ad una decisione prima del Comune e poi anche della Regione Emilia-Romagna.

    In seguito alle richieste dei produttori e delle loro organizzazioni, nonché dei gestori dei mercati, il Comune ha convocato un tavolo di confronto che ha elaborato un protocollo di sicurezza da applicare ai mercati di vendita diretta. Sulla base di detto protocollo, i mercati hanno potuto riaprire e, finalmente, i piccoli produttori agricoli (i più esposti al blocco dello sbocco al mercato per i propri prodotti) hanno potuto ricominciare a portare il frutto del proprio lavoro in città.

    Sono ormai diversi mesi che il protocollo viene applicato e possiamo dire di aver accumulato una buona esperienza per poterne valutare l’efficacia e l’applicabilità.

    Tra l’altro, lo stesso accordo sottoscritto al tavolo tra le parti prevedeva un momento di verifica del protocollo Covid. Verifica che non è mai stata svolta, forse perché non se ne vedeva la necessità.

    Purtroppo, ora, l’evoluzione della curva dei contagi richiede che ognuno si assuma un pezzo di responsabilità aggiuntiva. A questo scopo, in autonomia, abbiamo deciso di tornare ad applicare le decisioni assunte col protocollo originale, rinunciando ai pur blandi allentamenti concessi dall’amministrazione al ridursi (purtroppo temporaneo) dell’emergenza.

    Per questo motivo chiediamo, con la presente, la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra mercati e amministrazione con l’obiettivo di pervenire ad un nuovo accordo che, tenendo conto sia dell’esperienza maturata che dei nuovi scenari che si stanno aprendo in questo periodo, scongiuri il rischio di una nuova fase di chiusura dei mercati. Chiusura che per i produttori coinvolti rappresenterebbe il colpo di grazia della loro esperienza imprenditoriale e per i frequentatori un nuovo arretramento rispetto al diritto alla sicurezza alimentare.

    Cordialmente,

    Elena N Hogan

    Campi Aperti per la Sovranità Alimentare

  • Manutenzione autunnale sito e cloud CA

    Manutenzione autunnale sito e cloud CA

    Nella prossime settimane, come succede stagionalmente faremo manutenzione al sito ed al nostro cloud.

    Come gruppo contadino per la Sovranità Alimentare, cerchiamo di mantenere sul territorio anche la nostra indipendenza telematica e di comunicazione facendo manutenzione noi stesse ai nostri attrezzi.

    Questa la valutazione del nostro cloud: https://scan.nextcloud.com/results/50ee0a1d-6f8e-4aa4-886a-5d7676f0cbeb

    Se avete interesse a partecipare ed aiutare, iscrivetevi a campiaperti ed anche alla mailingliste comunicazione che trovate nei CONTATTI

  • Seconda edizione di Contadini Bio in Piazza

    Seconda edizione di Contadini Bio in Piazza

    Domenica 27 settembre 2020 dalle 10:00 alle 20:00 in Piazza Bracci, San Lazzaro di Savena

    I Contadini Biologici delle Valli dal Savena all’Idice vi aspettano con i frutti del loro lavoro, per raccontarvi l’agricoltura biologica, i suoi effetti sull’ecosistema e i benefici per l’alimentazione e la salute.

    Programma:
    Per tutta la giornata saranno presenti anche Stand enogastronomici
    • 10.00
    Apertura del mercato
    • 10.30 – 12.30 Le api salveranno il mondo?

    • Introduce Francesca Cappellaro (Ingegnere ambientale)
    • Spazio informativo sulle api a cura di Claudio Porrini (Entomologo) e Andrea
      Lilli (Apicoltore)
    • Alla scoperta del miele: degustazione per adulti e bambini con gli apicoltori
      Francesca Astorri e Andrea Lilli
    • Osserviamo le api con l’arnia dimostrativa
    • La smielatura
      • 15.00 – 17.30 Tavola rotonda “I tanti volti dell’agricoltura BIO – Un confronto
      tra bio contadino e industriale”
      Ne parliamo con Giovanni Bazzocchi (Agroecologo) ed Elisa Mattioli (Contadina)
      Modera Francesca Cappellaro (Ingegnere ambientale)
      Introducono Francesco Aloe (Assessore al Marketing Territoriale)
      ed Elena Hogan (presidentessa di Campi Aperti)
  • Mille Camille!

    Mille Camille!

    Nel 2019 è nato a Bologna il primo emporio di comunità, cioè il primo negozio alimentare condotto in forma cooperativa ed autogestito dai soci. Vende esclusivamente ai soci della cooperativa e si rifornisce acquistando direttamente dai produttori biologici locali. Si chiama Camilla – Emporio di Comunità e si ispira alla Park Slope Food Coop di Brooklyn – una cooperativa newyorkese con più di quarant’anni di storia – e alle giovani cooperative nate sul suo esempio in Europa nell’ultimo decennio prima a Parigi (La Louve), poi nel resto della Francia ed in Belgio (Bees Coop).

    Pur così recente, l’esperienza dell’emporio di comunità Camilla si lega saldamente alla storia della città. Oltre un secolo fa, fu proprio il sindaco di Bologna Francesco Zanardi che, superando la normativa dell’epoca e il parere contrario del prefetto, aprì il primo spaccio nei locali comunali di Piazza Maggiore (dove oggi c’è la farmacia) per consentire a cittadini e lavoratori, organizzati in cooperativa, di resistere ai continui aumenti dei prezzi determinati dalla speculazione commerciale.

    L’emporio Camilla si trova in via Casciarolo 8, nel quartiere San Donato, in locali commerciali presi in affitto a prezzo di mercato, con gravosi oneri di urbanizzazione. La cooperativa si è completamente autofinanziata, dà lavoro a 2 persone e garantisce ai soci la possibilità di comprare beni di alta qualità a prezzi contenuti e trasparenti, nel rispetto della giusta remunerazione di chi lavora.

    I soci della cooperativa Camilla sono accomunati dall’attenzione all’impatto ambientale e sociale dei propri consumi e dunque indirizzano gli acquisti verso l’economia locale, l’agricoltura biologica, i detergenti ecologici, i prodotti sfusi, cui è dato grande risalto nell’emporio. Selezionano i propri fornitori e svolgono, collettivamente e a rotazione, tutte le attività necessarie alla gestione dell’emporio.

    In Italia, Bologna è solo il primo esempio, ma il modello si sta sviluppando sia al Nord che al Sud. Sono già aperti gli empori autogestiti di Cagliari, Parma, Ravenna e altri sono in progettazione nel resto del Paese. Sostenendo queste esperienze innovative, le amministrazioni pubbliche rafforzerebbero l’economia sana e locale, la volontà partecipativa dei cittadini e la coesione sociale.

    A Parigi e Barcellona le amministrazioni progressiste delle sindache Hidalgo e Colau hanno sostenuto le cooperative autogestite, offrendo locali pubblici idonei o partecipando ai costi di affitto, mettendo a disposizione consulenze.

  • Assistenza tecnica agroecologica

    Assistenza tecnica agroecologica

    Immaginiamo che una assistenza “agroecologica” coerente con lo sviluppo delle Reti Alimentari Contadine debba avere queste basi:

    – sistemiche: “i sistemi sociali e biologici hanno un alto valore agricolo”. L’agroecologo quindi deve occuparsi di assistere non solo lo sviluppo agronomico ed economico ma ancor più lo sviluppo sociale ed ecologico di un’azienda agricola, e le competenze così vaste possono essere integrate in equipe di lavoro, formate da agronomi, sociologi, biologi, geografi, pedologi, geologi, economisti, informatici e pratici.

    – di rete, ovvero deve facilitare le relazioni e il passaggio di informazioni (formali e informali) da tutti gli stakeholders (produttori, ricercatori, coproduttori, amministratori), in modo orizzontale, al fine di portare ad uno sviluppo culturale oltre alla risoluzione dei problemi.

    – results-based (basata sui risultati): significa che la qualità dell’azienda viene misurata su parametri agroecologici misurabili per arrivare ai quali il consulente facilita il percorso. Non quindi tecnici che compilano carte sulla base di disciplinari di produzione standardizzanti.

    – territoriale: in agroecologia l’unità funzionale minima è il fondo agricolo e non il campo, visto all’interno di un sistema agricolo, ecologico e paesaggistico territoriale. Gli itinerari tecnici sono sviluppati non per coltura su una scala regionale, ma per sistemi agricoli locali, in cui le caratteristiche ecologiche e sociali sono fondamentali, e non parametri opzionali.

    Queste caratteristiche sono la nostra visione. Troviamo parti di questa visione leggendo ed interpretando alcuni concetti che troviamo espressi in diversi documenti ufficiali dell’Unione Europea, come l’AKIS (Agriculture Knowledge Innovation System), il Multi-Actor Approach, i Living Labs, gli eco-schemes, ma vorremmo che le istituzioni venissero a confrontarsi di persona con le reti contadine della loro interpretazione e di come questi concetti si possano realizzare concretamente.

  • Abbiamo una proposta! Le Comunità di  Supporto all’Agricoltura (CSA)

    Abbiamo una proposta! Le Comunità di Supporto all’Agricoltura (CSA)

    A Bologna, nel quartiere di Borgo Panigale-Reno, si è costituita nel 2013 Arvaia Società Cooperativa Agricola , una delle prime CSA italiane. Attualmente Arvaia conta 10 lavoratori dipendenti e 493 soci e distribuisce ogni settimana 200 parti del raccolto ai soci fruitori che partecipano economicamente a sostenere il bilancio annuale. Questa CSA dal 2015 ha in concessione onerosa 47 ettari di proprietà del Comune di Bologna, a seguito della aggiudicazione per bando pubblico che prevede un affitto annuo di 605 euro ad ettaro per le parti destinate a coltivazione agricola. Potete leggere le misure che rivendichiamo per le CSA su https://www.campiaperti.org/progetto-per-la-sovranita-alimentare/

  • Report assemblea generale 28 giugno

    Report assemblea generale 28 giugno

    Quattro audio provenienti dall’ultima assemblea:

    Lettura documento sulle relazioni della Garanzia Partecipata

    documento gp

    Report tavolo Garanzia Partecipata

    report tavolo gp

    Report tutoraggio senza prestito con MAG6

    report con mag

    Lettura del verbale dell’assemblea generale del 28 giugno

    verbale assemblea generale giugno

    Prossima assemblea generale il 26 luglio zona Modena

  • Abbiamo una proposta! Un poco di analisi…

    Abbiamo una proposta! Un poco di analisi…

    La crisi ambientale, la consapevolezza dell’importanza delle scelte alimentari per la salute, l’esigenza di garantire la dignità del lavoro e di favorire l’occupazione: sono tutte tematiche che mettono l’agricoltura al centro di un dibattito nel quale sentiamo fortemente l’esigenza di intervenire. Non è più il momento di demandare questo tema alle scelte individuali in tema di consumo alimentare, né a quello delle scelte imprenditoriali, ma è il momento di impegnarci ad elaborare scelte collettive su queste tematiche, e quindi di elaborare, praticare e pretendere politiche agricole che vadano a vantaggio della collettività e non di interessi particolari.

    Anche in Italia, come nel resto dell’Europa, e del mondo, possiamo individuare più filiere di produzione e distribuzione del cibo: da una parte le reti alimentari contadine locali, che comprendono la filiera cortissima dell’autoconsumo e il vastissimo panorama di piccole e medie aziende che spesso vendono direttamente le proprie produzioni in azienda, nei mercati, nei gruppi d’acquisto, nei circuiti dei negozi di prossimità e nella ristorazione; dall’altra le filiere industriali, caratterizzate dalla monocoltura, dall’utilizzo spinto della chimica e da forti input energetici nella produzione, dall’accentramento del potere di acquisto e distribuzione in pochissime mani, dal commercio globale del cibo, e da una spinta trasformazione industriale dei prodotti alimentari.

    Se spesso viene messo l’accento sulla necessità di sostenere le filiere industriali in quanto capaci di produrre cibo a basso costo, questo lo si fa tralasciando di contabilizzare i costi esternalizzati legati ai danni ambientali prodotti da pesticidi e fertilizzanti sintetici (contaminazione delle falde acquifere e inquinamento atmosferico), dalla perdita di agrobiodiversità, dall’eliminazione degli elementi naturali nelle campagne, dallo spreco di plastiche negli imballaggi, con il relativo inquinamento; lo si fa non contabilizzando i danni alla salute provocati dai pesticidi con le intossicazioni acute e le malattie croniche che provocano, con i danni dell’esposizione prenatale, dalla malnutrizione dovuta al consumo di prodotti eccessivamente ricchi di sale, zucchero, grassi saturi; lo si fa ignorando lo spreco di risorse, i costi dello smaltimento dei rifiuti, la perdita di suolo fertile. Lo si fa ignorando le riduzioni di costo ottenute attraverso le distorsioni dovute al controllo monopolistico, che impone ai produttori prezzi inferiori ai costi di produzione, che promuove lo sfruttamento dei braccianti e degli altri lavoratori della filiera, che provoca enormi squilibri sociali e fame nei paesi del sud del mondo, e infine ignorando la massa di sussidi che la collettività stessa riconosce agli attori di questa filiera.

    Al contrario le reti alimentari contadine sono in grado di produrre alimenti nutrienti in equilibrio con l’ambiente e le risorse e possono garantire, quando opportunamente sostenute dalla collettività, un lavoro dignitoso nelle varie fasi della produzione e distribuzione.

    Nonostante questo le realtà agricole e le filiere contadine presenti nei nostri territori non vengono messe al centro dello sviluppo delle politiche agricole, e questo avviene anche tralasciando di rilevare la presenza di un tessuto agricolo che tutt’ora vede nell’agricoltura di piccola scala una presenza tutt’altro che irrilevante. La stessa carenza di dati circa le filiere locali e l’agricoltura finalizzata al commercio di prossimità evidenzia una carenza di attenzione. Oltre al cibo prodotto e consumato localmente proveniente dalle piccole e medie aziende e commercializzato tramite mercati, gruppi d’acquisto, esperienze di community-supported agriculture, spacci aziendali, esercizi di prossimità, la filiera locale si arricchisce anche del cibo che non viene commercializzato ma viene destinato all’autoconsumo da parte delle famiglie (orti urbani e rurali, piccoli allevamenti), così come di ciò che proviene dalla raccolta di piante spontanee in terreni coltivati o in natura. In particolare queste ultime filiere, non essendo commerciali, vengono completamente ignorate nonostante svolgano appieno il compito di nutrire le persone in modo sostenibile con cibo di qualità. Nei nostri territori inoltre, anche nelle aziende di maggiori dimensioni, che praticano una agricoltura e partecipano ad una filiera di tipo industriale sopravvivono spesso in parallelo anche le piccole produzioni destinate al commercio locale in varie forme così come all’autoconsumo.

    Dall’altro lato, molte filiere industriali non hanno lo scopo di nutrire i cittadini (semmai è quello di produrre profitti), e tantomeno coloro che risiedono nel nostro territorio. È sufficiente pensare a quanto prodotto agricolo viene destinato esclusivamente o principalmente all’esportazione (spesso con l’etichetta “Made in Italy”) e allo stesso modo a quanto cibo industriale, talvolta realizzato con materie prime che provengono da fuori regione o dall’estero, con il paradosso che filiere che appaiono “emiliano-romagnole” (magari “tipiche” o “di qualità”) hanno in regione solo la fase di trasformazione industriale, mentre sono approvvigionate da produttori non locali e hanno acquirenti non locali. L’unico beneficio che queste produzioni portano sul territorio è relativo a qualche posto di lavoro e al profitto economico, che però è concentrato nelle mani di pochi, mentre ben più rilevanti appaiono i costi in termini di inquinamento, sprechi e concorrenza sleale verso le reti contadine locali.

    Una narrazione dell’agricoltura emiliano-romagnola che metta al centro il rilievo di ciò che oggi nutre in modo salutare la popolazione nelle nostre aree, di quella miriade di esperienze che salvaguardano i territori sia nelle aree collinari e montane più fragili, che nelle zone di pianura, di quell’agricoltura che minimizza lo spreco, che utilizza in modo razionale le risorse, che riduce gli imballaggi e i trasporti a lunga distanza, porterebbe un riconoscimento necessario a rivendicare un ruolo che per il futuro deve diventare sempre più ampio.

    È arrivato il momento che le politiche agricole inizino a sostenere ciò che porta un vantaggio alla collettività, che la popolazione sia messa in condizione di fare delle scelte per l’ambiente, la salute e l’equità sociale, che sia promosso l’accesso al cibo che nutre e che si educhi a riconoscere il cibo che ammala. Che agricoltori e cittadini siano messi in condizione di scegliere realmente, e che si riconosca che sono le scelte politiche a definire i costi reali dei diversi modelli produttivi.

    Siamo consapevoli del fatto che attualmente anche le filiere industriali, sostenute in primo luogo dalla GDO, rivendicano esse stesse un ruolo nella salvaguardia ambientale, attraverso le filiere industriali del biologico, nel sostegno all’equità sociale e alla salvaguardia della salute attraverso le certificazioni, i marchi “etici”, i marchi “di qualità” e quant’altro. Così come rivendicano un ruolo nel “km 0” inserendo produttori locali negli scaffali dei supermercati. In realtà la scelta offerta nello scaffale di un supermercato è solo apparente, in quanto scelta fondata sul prodotto e non su una reale condivisione dell’insieme dei processi produttivi che sono alla base delle filiere sostenute. Lo stesso concetto di “qualità” assume significati completamente diversi dentro la filiera industriale rispetto alle varie e diversificate filiere contadine. La qualità che promuoviamo nelle filiere contadine non ha a che vedere con l’uniformità e la stabilità di un prodotto, ma con il riconoscimento di un comune impegno da parte di produttori e consumatori verso la costruzione di un rapporto corretto con l’ambiente e le risorse, del rispetto dei territori, di un comune sforzo a contenere i cambiamenti climatici, di una comune aspirazione ad un mondo più equo. Tutto ciò è relativo alle relazioni che sono alla base dello scambio di un prodotto più che al prodotto stesso, al riconoscimento di una complementarietà, di una interdipendenza tra i vari soggetti della collettività.

    All’interno delle filiere industriali il potere si concentra nelle poche mani di chi possiede gli ingenti capitali necessari alla lavorazione e alla logistica, ai trasporti al lunga distanza che tale sistema impone. Sono queste poche mani che scelgono, e le scelte sono necessariamente fondate sulla massimizzazione dei profitti. È solo in questi termini che il “prodotto etico”, il “prodotto sano” entra nel gioco, in quanto capace di esercitare un potere attrattivo verso alcune categorie di acquirenti. È così che il prodotto “buono” partecipa esso stesso al successo del sistema che crea le condizioni delle crisi ambientali e sociali legate al settore agricolo. A rendere ancora più potenti i giganti del sistema alimentare della filiera industriale c’è il fatto che questi sono in grado di incidere sia in sede WTO influenzando i trattati commerciali che in altre sedi quali la banca mondiale e le sedi diplomatiche. Questo li rende in grado di “creare le regole del gioco”, non di doverle seguire.

    Pensiamo al contrario che solo le filiere contadine, non creando accentramenti di potere ed essendo costituite da una miriade di soggetti che si relazionano in modo paritario, abbiano le potenzialità per creare l’agricoltura del futuro, un’agricoltura al servizio dei bisogni collettivi.

    In questo nostro percorso prendiamo fortemente le distanze da chi inserisce la salvaguardia dei sistemi agricoli locali e contadini in un contesto di nostalgie patriarcali, di xenofobia, e di nazionalismo fascista.

  • Abbiamo una proposta! Ottenere il riconoscimento dei Sistemi di Garanzia Partecipata

    Abbiamo una proposta! Ottenere il riconoscimento dei Sistemi di Garanzia Partecipata

    I Sistemi di Garanzia Partecipata sono pratiche complesse, nate in seno al movimento della Sovranità Alimentare in diverse parti del mondo, attraverso le quali le comunità territoriali che costruiscono le Reti Alimentari Contadine auto-controllano il rispetto delle regole collettive che le comunità stesse si sono date. In Emilia Romagna esistono diverse esperienze di SGP tra le più datate in Italia, tra queste quella di Campi Aperti vede quasi due decenni di pratica e progressivo perfezionamento. I Sistemi di Garanzia Partecipata, se condotti con scrupolo, offrono standard di garanzia decisamente superiori rispetto ai sistemi di certificazione vigenti. Infine i Sistemi di Garanzia Partecipata vanno altre la garanzia dei metodi di produzione interessando, ad esempio, regole sul rispetto dei lavoratori dipendenti nelle aziende agricole. Leggi e commenta il capitolo B del progetto per la sovranità alimentare.

  • Abbiamo una proposta! Ripensare la legislazione in materia agricola

    Abbiamo una proposta! Ripensare la legislazione in materia agricola

    Le leggi danno la forma al mondo: abbiamo bisogno di norme nuove, che promuovano l’agricoltura contadina di prossimità, per la salvaguardia delle risorse naturali e come base per la costruzione di sistemi di relazione sociale basati sulla cooperazione e non sulla competizione. Ma soprattutto abbiamo bisogno di una riforma radicale della Politica Agricola Comunitaria.

    Leggi il capitolo E del “progetto per la sovranità alimentare

  • Abbiamo una proposta! 10-100-1000 mercati contadini (veri)

    Abbiamo una proposta! 10-100-1000 mercati contadini (veri)

    I mercati di vendita diretta sono la principale forza per la sopravvivenza delle aziende agroecologiche di prossimità e la principale possibilità per i cittadini di acquistare prodotti freschi, sani e sostenibili, in un contesto di conoscenza e rispetto reciproco. Per tutelare l’ambiente, la salute, le acque, l’occupazione occorre moltiplicare il numero di aziende agroecologiche e di conseguenza occorre moltiplicare il numero di mercati contadini nelle città. Per raggiungere questo obiettivo occorrono politiche pubbliche consapevoli e coerenti. “Progetto per la Sovranità Alimentare

  • Abbiamo una proposta! L’importanza dell’agricoltura contadina

    Abbiamo una proposta! L’importanza dell’agricoltura contadina

    Per iniziare ad affrontare seriamente molti grandi problemi di carattere sociale e ambientale, dai cambiamenti climatici all’inquinamento delle falde, dall’impoverimento dei territori allo sfruttamento dei lavoratori, dobbiamo diffondere il modello delle Reti Alimentari Contadine – contro lo strapotere delle Catene dell’agricoltura industriale. Leggete e commentate il nostro “progetto per la sovranità alimentare” https://www.campiaperti.org/progetto-…

  • Abbiamo una proposta! Il progetto per la Sovranità Alimentare

    Abbiamo una proposta! Il progetto per la Sovranità Alimentare

    Primo video di presentazione del “progetto per la sovranità alimentare” tutti i documenti su https://www.campiaperti.org/progetto-per-la-sovranita-alimentare/