falce

pensierini sulle coop

doveva essere il 1978 e tutti quanti, venti persone  e più,  mangiavamo a casa della zia all'aperto, sotto la grande quercia. Le famiglie operaie, come la mia, andavano in campagna dai parenti il sabato e la domenica a lavorare. A cavare le barbabietole a mano. Tornavano per un pasto gratis,  per una cassetta di frutta e verdura, un po' di uova e per chiaccherare e scherzare nella casa della grande famiglia originaria. Erano gli ultimi battiti di una storia che era stata molto lunga: la civiltà contadina stava per finire, la mezzadria contava pochi anni ancora ed era come se gli operai si raccogliessero intorno a un capezzale. Un decennio e quelle relazioni si sarebbero completamente disintegrate.

Io e i miei cugini giravamo alla larga dai grandi. Armati di lance e archi percorrevamo i fossi invisibili come veri indiani. Appena ti scorgevano ti obbligavano a lavorare con loro, falcetto in mano, a decollare le barbabietole. I romagnoli di una volta non erano teneri con i bambini (famosa l'usanza barbara di fasciare i neonati e abbandonarli nella culla durante le ore di lavoro nei campi).

In una di quelle domeniche assolate mi ricordo chiaramente un lontano parente proveniente dalle zone di Ravenna. Per noi montanari parlava con un accento assolutamente esotico: "me a so dla CMC, cooperativa cementisti e muratori!" declamava con orgoglio e la  dose di spacconaggine tipica.

Pur essendo piccolo  questa cosa mi colpì e la ricordo ancora chiaramente. Doveva esserci qualcosa di veramente importante, pensai,  dietro quelle parole pronunciate in un'altra lingua (l'italiano). Cooperativa Cementisti e Muratori. Anni più tardi, diventato – diciamo – comunista,  mi convinsi che c'era sicuramente qualcosa di molto importante: innanzi tutto l'orgoglio di fare a meno del "padrone", perchè non c'era più il padrone, ma tanti soci uguali tra loro (all'incirca). Poi, così come i lavoratori delle fabbriche, anche gli artigiani dimostravano di sapersi unire: non più tanti piccoli, divisi, insignificanti a farsi la guerra l'un l'altro. E poi la consapevolezza di iniziare una nuova storia, un nuovo modo di fare  economia, nelle intenzioni più giusto, migliore….

Perchè si è dovuti passare dall'orgoglio alla vergogna?

Perchè quella speranza si è spenta?

Trovo che l'idea del tradimento non sia sufficente per spiegare un andamento cha ha investito il movimento cooperativo storico nella sua interezza.

Dato che mi è capitato di aver a che fare con le cooperative in diverse situazioni volevo condivedere alcuni ricordi e provare a rispondere, magari anche con il contributo di altri,  alla domanda del titolo.

– fine pensierino n 1 –

carlo

 

 

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