Report incontro Gruppo Sementi
Nogara – 25/04/2018

Partecipanti:

ARI (Matteo Tesini, Roberto Schellino, Roberto e Germana Forapà, Orazio)
Crocevia (Yvonne Piersante)
Campi Aperti (Germana Fratello)

Programma:

giro di presentazione sulle esperienze di recupero, conservazione e gestione delle sementi;
sintesi su aspetti in comune delle esperienze;
condivisione dei significati sulle parole che utilizziamo;
raccolta di proposte e richieste.

Contenuti dell’incontro:

giro di presentazione sulle esperienze di recupero, conservazione e gestione delle sementi;

Yvonne (Crocevia – Calabria):
I progetti sulle sementi portati avanti in Calabria dalla sede regionale di Crocevia nascono da un progetto di recupero di antiche varietà locali che si chiama Semi Autonomi. Si tratta di un progetto di ricerca che svolgiamo in bicicletta percorrendo aree rurali e chiedendo orto per orto, contadino per contadino, se coltivano ancora antiche sementi. Proviamo a riprodurre questo progetto di ricerca ogni due anni; finora lo abbiamo realizzato in due zone: alto Tirreno Cosentino – zona del Parco del Pollino nel 2013 e area del parco nazionale della Sila e pianura del Savuto nel 2015. Abbiamo catalogato circa 200 accessioni, perlopiù ortive (in prevalenza pomodoro e peperoni), leguminose (tra le più numerose sono i fagioli) e mais (qui inteso non come varietà da coltura estensiva ma da orto). La ricerca si interessa di raccogliere anche gli espetti
Ad ogni primavera organizziamo una Fiera di Scambio Sementi nei paesi che abbiamo attraversato nel giro di ricerca al fine di riportare in questi territori le loro sementi. Sono anche dei momenti dove è possibile informare e diffondere contenuti politici sulla questione delle sementi. Anche trattandosi di piccoli paesini, molto spesso difficili da raggiungere, è sempre stata registrata una grande partecipazione di persone provenienti da tutte le zone della Calabria.
La nostra associazione non è gestita da produttori ma siamo degli animatori, agenti sociali. In tal senso ci siamo impegnati nella costruzione di reti per la gestione collettiva di queste sementi. I primi due anni, abbiamo collaborato con la Rete di Permacultura: rete informale che abbiamo aiutato a fondare, formata per lo più da giovani neo-rurali; l’idea di far riprodurre queste sementi attraverso pratiche agro-ecologiche è stata una grande opportunità, ma ci siamo scontrati con due limiti principali: la difficoltà di un ritorno delle sementi che distribuivamo (poiché una rete di stampo regionale) e il limite di far coltivare le sementi in un contesto di autoproduzione non capace di garantire un processo duraturo verso il loro mantenimento. Abbiamo negli anni avviato delle collaborazioni con alcune cooperative del GAS di Cosenza; nonostante la risposta del consumatore sia stata positiva (poiché si offrivano prodotti al di fuori dei classici parametri standardizzati) si sono subito fatte avanti le difficoltà logistiche da parte dei produttori per la riproduzione da seme: mancanza di tempi e spazi per la semina, carenza di competenze, difficoltà a seguire il processo di selezione e recupero delle sementi… . Per i primi due anni la semina la praticavamo noi e fornivamo le piantine, oltre che curare un campo sperimentale per la moltiplicazione di alcune varietà e dove svolgevamo attività di agricoltura sociale (progetti con le scuole, con uno SPRAR, ecc.) In seguito, è nata la collaborazione con un Vivaio della zona, già molto sensibile alle tematiche della varietà tradizionali. Da tre anni gli forniamo i semi e lui ci riproduce le piantine (paghiamo giusto il costo del materiale) che distribuiamo ai produttori (attraverso costo di tesseramento all’associazione).
Nel dicembre 2016 abbiamo inaugurato la prima Casa delle Sementi di Crocevia Calabria presso la Bottega della Terra: una bottega di prodotti biologici e locali che si trova a Roccelletta di Borgia (CZ) e di proprietà di Andrea, Socia e nel Consiglio di Amministrazione dell’associazione. Si è trattato della possibilità di poter conservare ed esporre le sementi in un luogo pubblico, frequentato da persone già sensibili alle tematiche del cibo sano. In questo spazio esponiamo materiale informativo, organizziamo incontri e eventi (come il Festival delle Terre) e abbiamo cercato far nascere una piccola rete di produttori per la riproduzione. È un processo ancora in atto. L’idea di chiamarla Casa delle Sementi ha avuto per noi più un significato di rivendicazione politica, ma siamo coscienti che molto lavoro c’è da compiere verso un processo collettivo di gestione della biodiversità agricola. Diversamente, a gennaio 2018 è nato invece il secondo progetto di Casa delle Sementi, insieme la collaborazione del Biodistretto dell’Alto Tirreno Cosentino. Si tratta di una rete di sessanta produttori bio (associati ad AIAB, quasi tutti in autocertificazione bio) e che praticano un tipo di vendita diretta; è una rete di agricoltori nata qualche anno fa proprio nella prima zona dove abbiamo svolto il progetto di raccolta di sementi. Alcuni agricoltori ci avevano infatti consegnato le loro sementi, e molti altri ci conoscevano perché avevano partecipato alle nostre fiere di scambio. Con loro è cominciato un vero e proprio progetto di gestione collettiva della biodiversità: nell’incontro pubblico organizzato a gennaio abbiamo realizzato dei tavoli di lavoro per costruire insieme le regole di gestione, la scelta del posto per la Casa delle Sementi (presso la Scuola Agraria di Cirella, per lungo tempo chiusa e dove ci sono spazi per la conservazione e serre per la riproduzione delle sementi), ecc. Oggi, dunque, una parte delle sementi di Crocevia Calabria è conservata presso la Casa delle Sementi dell’Alto Tirreno Cosentino e una seconda parte (sementi raccolte nel viaggio Semi Autonomi 2015) presso la Casa delle Sementi della Bottega della Terra.

Roberto e Germana Farapà e Coop. Agr. Cà Magre (Matteo) – ARI:
Roberto è dagli ’80 che pratica agricoltura biologica (zona agricola di Verona), ed è da 15 anni che . con Germana raccolgono e riproducono sementi di ortaggi (si tratta di sementi antiche locali ma anche provenienti da Pesi esteri). Si tratta di specie a bassa probabilità d’ibridazione: pomodori (Cuore di bue, ciliegino, ecc.), melanzana (tra cui la melanzana rossa recuperata da Crocevia Calabria), zucca, zucchina, fagioli a granella, fagiolini (provenienti dal Messico e dalla Grecia), masi (Marano). Non sono fanatici delle varietà antiche e sono contenti della resa complessiva delle loro sementi. Oggi, che sono in pensione, praticano l’agricoltura per l’autoconsumo e in maniera amatoriale le pratiche di selezione.
La loro prima esperienza di produzione è partita a Chievo, dove hanno avviato un processo d’introduzione delle varietà recuperate nella produzione agricola. Anche seguendo i principi di Stainer, non praticano agricoltura biodinamica. (“Usiamo la preghiera come preparato. La selezione può davvero fare miracoli”).
Da qualche anno si sono avviate delle collaborazioni con la Coop. Agr. Cà Magre (socia di ARI), nella quale Roberto ha lavorato tanti anni fa. È una Coop. Biologica composta da tre aziende (di cui una è l’azienda di Matteo) che coltivano in complessivo 30 ha, perlopiù a campo aperto e una piccola superficie sotto serra. Praticano un tipo di vendita diretta (mercatini a Mantova e Verona, qualcuno in paesini della zona) e vendono una piccola parte all’ingrosso (da diversi anni tramite la catena di EcorNaturasì). Nel corso del 2018, Cà Magre sta organizzando una serie di eventi di sensibilizzazione per festeggiare i loro 30 anni. È a seguito dell’incontro sulle Nbt e sul vivaismo (curato da Roberto), che è nata l’idea di creare delle attività pratiche sulle sementi, partendo dalla realizzazione di schede tecniche per raccogliere i saperi e le competenze di Roberto sulle pratiche di selezione e riproduzione delle sementi. L’obiettivo è diffondere queste conoscenze nella rete di aziende locali (Coop. Cà Magre e altre) che sono sensibili o si stanno avvicinando alla questione delle sementi al fine che ognuna recuperi una varietà da coltivare nella propria azienda (non solo per l’autoproduzione, ma anche per la vendita dei prodotti), verso un modello di gestione “diffusa” delle sementi.
La Coop. Cà Magre ha già da due anni in produzione una varietà di cetriolo selezionata da Roberto (che ogni anno gli fornisce le sementi) e che semina in pieno campo. Sono molto contenti della produttività della pianta e della risposta sul mercato. Inoltre, Matteo coltiva già da due anni nella sua Az. Agr una varietà di cipolla (prodotto DOP del Piemonte) con ottimi risultati; per la semina si rivolge a un vivaio della zona il quale gli fattura la vendita di piantine in bolla (dichiarando che è l’agricoltore ad avergli fornito le sementi).

Germana (Campi Aperti):
In Campi Aperti aderiscono un centinaio di aziende. Molti di loro producono ortaggi, e chi ha provato a cercare localmente antiche varietà non le ha trovate. Sulle sementi abbiamo un patrimonio di partenza minimo. Campi Aperti ha da sempre lavorato molto sull’autogestione dei mercati, e abbiamo riflettuto sull’importanza dell’autogestione delle sementi, anche come pratica politica verso la Sovranità Alimentare. Campi Aperti è di fatto una realtà molto militante, anche se l’impegno politico è poi ricoperto da una quindicina di persone più attive.
La nostra esperienza con la selezione delle sementi è nata inseguito a un incontro con Ceccarelli che si trovava a Bologna per un’iniziativa; a lui abbiamo presentato la nostra voglia di lavorare verso questa direzione. Lui ci ha fin da subito offerto la sua assistenza e il suo appoggio tecnico gratuitamente e a livello di volontariato. È stato lui ad invitarci ad aderire alla RSR: Tre anni fa, abbiamo così avviato i primi progetti di miglioramento partecipativo.
Nella mia azienda abbiamo avviato la sperimentazione su orzo da malto, poiché produciamo birra. Il miscugli è stato composto da 15 varietà di orzo commerciale che abbiamo riprodotto per due stagioni; solo recentemente Ceccarelli mi ha proposto di integrare un tipico di orzo da malto irlandese (il Mary …) che ha cinquant’anni. Io mi sono occupata del rilievo dei dati: crescita, produzione, ecc. che ho inviato a Ceccarelli che li ha sviluppati. Quest’anno, il terzo della sperimentazione, ho avviato la coltivazione della parcella (circa 2000 mq) che servirà sia a verificare la produttività del miscuglio che ha riprodurre le sementi per l’anno prossimo.
Sulle ortive, normalmente compriamo al vivaio seme non trattato in deroga. Sempre da tre anni, abbiamo avviato la sperimentazione con Ceccarelli sul pomodoro. Abbiamo composto noi il miscuglio, mescolando antiche varietà, ibridi, ecc. Il primo anno, abbiamo realizzato l’incrocio in serra con i bombi, presso l’agricola di un produttore. Ceccarelli ci ha sostenuto inviandoci lo schema sulla messa a dimora per favorire gli incroci. Il secondo anno, le sementi moltiplicate sono state distribuite tra una decina di produttori che hanno avviato la coltura per l’incrocio in campo e selezionando ognuno le caratteristiche che ci interessano (conservando comunque le sementi di base, che potranno essere utili a reinserire almeno in questa prima fase di selezione).
Anche con il zucchino abbiamo avviato la sperimentazione. Con la vendita dei primi zucchini abbiamo constatato che c’è voglia da parte del consumatore di trovare un prodotto diverso da quello standardizzato offerto sul mercato convenzionale. Il problema che abbiamo riscontrato è che dal miscuglio abbiamo ricavato molti zucchini verdi scuri, quando invece a Bologna è molto richiesto lo zucchino chiaro. Non so se ciò è dovuto a nostra incompetenza, certo è che è difficile per noi seguire la sperimentazione del miglioramento partecipativo.
C’è grande fatica a seguire qualcosa che non ti da reddito immediato. Quanto meno per realtà aziendali come le nostre che a fatica arrivano a coprire il reddito minimo a fine mese. Per la sperimentazione sull’orzo è diverso: la reddittività sull’orzo è più alta e mi ha permesso di perdere tempo nella sperimentazione. Avremmo bisogno di un’assistenza tecnica più continua (Ceccarelli viene a farci visita ogni volta che per ragioni di lavoro passa da Bologna, ma non può bastare), ma non riusciamo a trovare fondi che si adattano alla nostra situazione né abbiamo un’attenzione da parte dell’Agenzia Regionale. Anche l’Università Agraria, che sta portando avanti un’attenzione verso queste tematiche, come con il progetto BIO ADAP, non ha interesse a collaborare con noi. Il prof. Dinelli, dell’Università di Bologna, porta avanti progetti solo se ben finanziati o con aziende che gli danno prestigio, nonostante Ceccarelli prova a fare da anello con la nostra realtà. Stessa dinamica avviene con il dott. Migliorini che lavora unicamente con la Coldiretti. Sarebbe importante avere anche un animatore sul terreno che possa raccogliere i dati e coordinare i vari progetti di selezione partecipativa.
Quello che vorremmo è far nascere è un modello di Casa delle Sementi sui miscugli.

Roberto Schellino – ARI Piemonte:
È da 7-8 anni che ho avviato la reintroduzione di antichi cereali (frumento monococco, ecc.). Quest’anno coltivo un campo varietale di 90 parcelle da 4 mq. Nelle parcelle sono riprodotte 45 varietà, tra cui, da quest’anno, ho inserito anche i miscugli di frumento. Se nella RSR i miscugli sono composti da materiale proveniente dal Medioriente, a me interessa partire da “nostri” miscugli. Per far ciò, mi sono rivolto anche a istituti di ricerca (come il CREA di Bergamo per il Mais o alla sezione di Sant’Angelo), non senza riscontrare difficoltà ad ottenere materiale. Sulle ortive il problema è anche più rilevante. Se si cerca di uscire dall’offerta di mercato e partire dai propri semi, ci si scontra con il problema del vivaismo (semina – piantine – trapianto), dove meno difficoltà si ha con i fagioli, mais e o semi a granella.
Da aprile 2017 abbiamo avviato a Mondovì un progetto collettivo di Casa Diffusa della Sementi (il progetto è stato avviato da Lega Ambiente di Cuneo, Comizio Agrario di Mondovì – che è un ente morale – Museo Augusto d’Oro e ARI). Il modello di Casa Diffusa si basa sull’idea che produttori e amatori riproducono ognuno le sementi che gli interessano e la sede del Comizio Agrario è predisposto come luogo nel quale far convergere il materiale di questa rete di scambio. I mesi tra aprile e settembre sono stati organizzati momenti pubblici per avviare il lavoro; a settembre è stata avviata la fase di semina per i cereali tra una rete di 10 agricoltori; ad aprile 2018 abbiamo avviato la sperimentazione sul mais. Sulle ortive, siamo invece riscontrando sempre le stesse problematiche tipiche del vivaismo, tranne con i fagioli con i quali è stata avviata la sperimentazioni con delle varietà nane.
Tra i limiti che abbiamo riscontrato, è emersa la voglia di coinvolgere maggiormente gli agricoltori locali della zona, tra i quali c’è già una gran sensibilità nella coltivazione di antiche varietà; su questo punto ci siamo confrontati sulla necessità di avere nel progetto figure di agenti sociali (animatori) capaci di svolgere tale funzione. Ciò è legato a un altro punto critico che è la ricerca di finanziamenti, pubblici o bancari. Abbiamo cercato in questi mesi di accedere a fondi del PSR, ma è stato un calvario burocratico del quale non abbiamo ancora ricavato niente. Lo sforzo più grande da fare è il passaggio da un impegno personale verso un progetto collettivo: raccolta di materiale, distribuzione e (soprattutto!) formazione e conoscenza.

Orazio ARI – Bergamo:
La nostra rete si chiama “associazione animante” e si tratta di una rete di agricoltori amatoriali che si occupa di selezione di sementi: “sementi rurali” o “sementi contadine”, chiamiamole come vogliamo, ma intendiamo sementi non ibride. Per recuperare il materiale, abbiamo partecipato a fiere di scambio (Coltivare Condividendo, Consorzio Quercetina, ecc.) e riproduciamo le piantine in semenzai privati. Per la catalogazione ci siamo predisposti di una lista sementi, che oggi conta circa 120 accessioni soprattutto di ortive ma anche qualche cereale. Lavoriamo anche con le popolazioni: quelle di grano le abbiamo recuperate dal miscuglio Solibam Floriddia, e attraverso il progetto RSR e Crea Bergamo sul mais 39 dei nostri agricoltori amatoriali sono coinvolti nella sperimentazione (anche se la siccità dello scorso anno ha compromesso i risultati della selezione).
Attraverso un progetto SPRAR abbiamo aperto le nostre attività a pratiche di agricoltura sociale mettendo a disposizione le nostre piantine per orti comunitari. Nonostante l’Associazione Animante di Bergamo è composta da soli amatori, ci piacerebbe poter offrire supporto agricolo attraverso CSA (Comunità Supporto all’Agricoltura), progetto attraverso il quale vorremmo far nascere una Casa delle Sementi in Lombardia.

Sintesi su aspetti in comune delle esperienze;

Le esperienze presentate hanno in comune alcuni aspetti:

la necessità di aprire la gestione delle sementi verso la vendita dei prodotti, al fine di sensibilizzare i consumatori e poter così garantire una continuità alla loro coltivazione;
sulle ortive sono emersi comuni problemi legati al vivaismo (carenza di spazi e tempi per la semina, di competenze di selezione, ecc.), anche se a tal proposito l’esperienza di Matteo e in Calabria hanno proposto una parziale soluzione grazie la collaborazione con vivai della zona che fatturano in bolla la coltivazione (anche se sussiste il bisogno di trovare vivai sensibili alla questione delle sementi e disponibili verso questo tipo di lavoro);
emerge in tutti i casi il bisogno di ricevere assistenza tecnica, accedere a finanziamenti per la continuità del lavoro e, per le esperienze più legate ad agricoltori (Campi Aperti e Ari Piemonte), la necessità del lavoro di animazione attraverso la figura di agenti sociali capaci di mettere in rete le attività.

Osservazioni e proposte per sostenere l’esperienza di Campi Aperti:

Roberto Farapà fa notare che per i miscugli sarebbe bene non partire da semi ibridi. Germana fa notare che tale scelta (suggerita tra l’altro da Ceccarelli) si basa sulla necessità di selezionare il carattere di resistenza tipica di queste varietà.
Yvonne, considerata la difficoltà a reperire materiale per agli agricoltori che hanno avviato la sperimentazione sulle ortive, propone di fargli ricevere alcune varietà di Crocevia Calabria da inserire nel miscuglio. Considerata la difficoltà, in termini di tempo e lavoro, di seguire la sperimentazione sulla selezione da parte degli agricoltori, suggerisce a Campi Aperti di lavorare sulla loro rete sociale per avviare un modello misto di gestione: nel quale i consumatori più sensibili al discorso della biodiversità possano mettersi a disposizione per la sperimentazione a livello amatoriale e fornire così le popolazioni di miscugli agli agricoltori (ma c’è bisogno di avviare un processo di coinvolgimento e di formazione che richiede tempo e nel quale la figura di un animatore è necessaria). Inoltre, per far fronte alla carenza di attenzioni da parte della ricerca pubblica (Istituto Regionale, Università, ecc.), propone di organizzare un’iniziativa pubblica per presentare i risultati della sperimentazione di questi primi anni con il sostegno e la presenza di Ceccarelli, così da attrarre maggiore attenzione.
Roberto Schellino fa notare come l’esperienza di Campi Aperti offre l’esempio delle difficoltà di far fronte alle necessità del mercato per l’economia delle piccole aziende contadine, e come questa si riversa nella difficoltà di riuscire a investire nell’innovazione. La complessità a poter lavorare in una lunga prospettiva (dunque investirsi nella ricerca), costringe così il contadino a dover accettare le regole del mercato: fornirsi di sementi F1, alta produttività delle piante e resistenza alle malattie, proporre al consumatore prodotti standardizzati poiché di vendita certa. Per la piccola economia contadina la sperimentazione è vissuta così da processo di “investimento” a “perdita di tempo”; la micro azienda non può farcela da sola, e poiché la ricerca va dove ci sono soldi e prestigio, solo un modello collettivo di gestione (Casa delle Sementi) può rispondere a questi limiti.

3)condivisione dei significati sulle parole che utilizziamo;

Cos’intendiamo per “semi rurali” o “sementi contadine”?

Qualcuno ha sottolineato il fatto che ci riferiamo a sementi antiche o locali e comunque riproducibili; si è fatto anche diretto riferimento al fatto che non ci riferiamo a sementi ibride o F1. Eppure, l’esperienza di Campi Aperti ci ha mostrato che quando si lavora con i miscugli potrebbe essere utile utilizzare del materiale proveniente anche dal mercato (DUS: distinti, uniformi e stabili). Ciò ci ha fatto riflettere sul fatto che, quando ci riferiamo a sementi contadine o rurali, non dovremmo limitarci a riflettere intorno alle sementi, ma allargare lo sguardo sulle pratiche contadine: scambio (di sementi e di conoscenze), coltivazione e selezione. Inoltre, è emerso chiaramente che solo attraverso una gestione collettiva e comunitaria delle sementi è possibile adempiere queste pratiche. (visione che riprende la costruzione politica sulle sementi contadine proposta dall’esperienza della Rete francese).
È stato inoltre fatto riferimento al fatto che quando parliamo di materiale genetico capace di riprodursi, sarebbe corretto distinguerlo chiamandolo “sementi” (al femminile, poiché riproduttore di vita) e non “semi”. Allo stesso modo è bene distinguere le caratteristiche all’interno della stessa specie, non attraverso il termine “varietà” (utilizzato dalle ditte sementiere per proporre materiale standardizzato: ossimoro del mercato convenzionale), ma in termini di “qualità” (es.: qualità di pomodoro a pera, qualità di cuore di bue, ecc.).

Cos’intendiamo per Casa delle Sementi?

È evidente che una CS è una gestione collettiva della biodiversità coltivata, che è possibile costruire realizzando modelli diversi: “casa diffusa” (rete di agricoltori che condividono il materiale da riproduzione), “casa delle sementi” (vero e proprio luogo fisico per la conservazione e lo stoccaggio delle sementi), “modello misto” (riproduzione delle sementi tra agricoltori e amatori), ecc.
Yvonne propone una riflessione su quella che è l’esperienza della Réseau Semences Paysannes – RSP che ha costruito negli anni la visione di sementi come “bene comune” (intese nella visione proposta da Elinor Ostrom sulle forme di auto-organizzazione e auto-governo delle risorse comuni o collettive), e dunque di vedere le CS come forme organizzative per la gestione collettiva delle sementi. In tale visione, una CS può essere anche intesa come il gruppo nazionale dei cereali della RSP, il quale ha discusso e deciso collettivamente sull’opportunità di registrare o meno i miscugli di popolazioni selezionati dai progetti di miglioramento partecipativo, poiché considerati come un bene collettivo di tutto il gruppo di agricoltori cerealicoli; dunque: CS come luogo nel quale discutere le regole di gestione, contenuti politici (come ad esempio il rapporto con le istituzioni e i centri di ricerca), scambiare esperienze e conoscenze, gestire sementi, ecc.

4) raccolta di proposte e richieste.

Yvonne ha incontrato Fabrizio Bottari (nuovo Consigliere nella RSR e agricoltore del Consorzio della Quarantina) e gli ha proposto di rendere operativa la richiesta avanzata da ARI in assemblea, e dunque di far nascere un gruppo “Casa delle Sementi RSR”. Il gruppo, così come messo a verbale, deve essere composto da almeno tre associazioni aderenti, un Consigliere e seguito da una persona dello staff. Per ora ARI, Crocevia e Campi Aperti sono le associazioni che, anche grazie al lavoro di questa giornata, hanno voglia di avviare questo processo dentro la Rete. Yvonne proporrà anche a Coltivare Condividendo, al Consorzio della Quarantina e a Civiltà Contadina (che, pur se i seed-savers non rappresentano un modello di gestione collettiva della biodiversità, ha compilato il questionario Diversifood sulle CS partecipando all’incontro di settembre 2017 alla FAO) di farne parte. La proposta, è quella di far nascere fin da subito un gruppo mail tra le realtà qui presentate, e di allargare subito dopo l’invito ai Referenti della Rete. L’idea operativa è quella di proporre una giornata pubblica (potrebbe essere a gennaio nel corso del Mandillo dei Semi, sia poiché la Liguria è una regione facilmente raggiungibile da tutti, sia per andare incontro alla volontà di coinvolgere Massimo Angelini, persona che ha da sempre portato avanti visioni molto simili alle nostre ma con il quale da qualche anno è in corso un conflitto mai dibattuto) al fine discutere sui principi fondanti della Rete: titolarità delle sementi, gestione comunitaria, agricoltura contadina e il suo ruolo centrale nella gestione della biodiversità coltivata, ecc. L’incontro potrebbe inoltre servire a presentare il percorso costruito fino al mese di gennaio (presentazione delle varie esperienze, sintesi di contenuti, ecc.) e a produrre un documento di sintesi su proposte emerse da presentare in AG così da elaborare un processo verso la richiesta di necessità all’interno della RSR.

domeReport & verbaliReport incontro Gruppo Sementi Nogara – 25/04/2018 Partecipanti: ARI (Matteo Tesini, Roberto Schellino, Roberto e Germana Forapà, Orazio) Crocevia (Yvonne Piersante) Campi Aperti (Germana Fratello) Programma: giro di presentazione sulle esperienze di recupero, conservazione e gestione delle sementi; sintesi su aspetti in comune delle esperienze; condivisione dei significati sulle parole che utilizziamo; raccolta di proposte e richieste. Contenuti dell’incontro: giro di...Agricoltura biologica e mercati contadini per l'autogestione alimentare