Dato che ci frulla in testa da un po’ l’idea di una moneta sociale siamo andati a incontrare Luca Iori ed Enrico Manzi di Mag6. Siamo andati da loro perché hanno un sacco di idee e competenze in materia economica e perché loro una moneta sociale l’anno già fatta: si chiama BUS, buono di uscita solidale.

Dato che abbiamo chiesto di parlare alla prossima assemblea  di CA della questione proviamo  a dare alcuni elementi di conoscenza e di riflessione su questo divertente tema, per iniziare a far circolare qualche idea non del tutto scontata.

Innanzitutto cerchiamo di rispondere alla domanda: a cosa serve una moneta sociale (o comunitaria o territoriale o complementare che sia)?

Ci sono diversi motivi  politici che ci spingono ad avviare delle sperimentazioni in questo settore dell’economia. Li accenniamo soltanto:

– ampliare la comunità che pratica economia popolare a Bologna

– diffondere pratiche di autogestione innovative, concrete, creative, inclusive ed espansive

– iniziare a darci degli strumenti di autogoverno che servano ad affrontare eventuali precipitazioni della crisi.

– creare uno strumento affinché il denaro non venga accumulato ma redistribuito

– iniziare a riconoscere il lavoro di cura/ lavoro sociale normalmente non retribuito

Oltre a queste nobili aspirazioni diffondere una moneta sociale potrebbe portare ad aiutarci a potenziare le nostre piccole economie esistenti. Per spiegare in che modo riportiamo un esempio reale: questa primavera in Sardegna, durante l’incontro di Genuino Clandestino, abbiamo per caso incontrato alcune persone che usano il Sardex  e che gentilmente ci hanno spiegato come funziona. La società che coordina il Sardex (adesso è quotata in borsa) apre su richiesta conti correnti virtuali a cui assegna a ciascun aderente alla rete un determinato credito iniziale  – poniamo 5000 sardex – equivalenti a 5000 euro. Ciascun aderente alla rete compra (con fattura) e vende (sempre con fattura)  specificando che i pagamenti avvengono in sardex, pagamenti che risulteranno da movimenti numerici nei rispettivi conti correnti in sardex. La società Sardex lavora attivamente per far incontrare domanda e offerta. Dove sta il vantaggio? Semplice: se prima di aderire al sardex eri un negozio, un ristorante o qualsiasi altra attività produttiva o commerciale con “poco giro” il fatto di entrare nella rete sardex ti porta ad incrementare di molto i clienti. “Alcuni col Sardex hanno svoltato” ci dicevano i nostri amici.

Ovviamente se  la tua attività fiorisce e incassi molti sardex ti devi dare subito da fare per spenderli acquistando materie prime o servizi, ovviamente da altri che accettano di essere pagati in sardex. Devi farlo perché il sardex non è convertibile in euro.

Il sardex non è proprio il nostro caso, dato che è una moneta per scambi tra imprese, però rende l’idea:  una moneta locale, se funziona bene, incrementa in modo molto importante l’attività economica dei territori o dei circuiti in cui si diffonde.

Allora noi, produttori di CampiAperti, abbiamo bisogno in questo periodo storico di incrementare le nostre vendite? Senza dubbio si!!!

Se fino al 2008-2009 l’imperativo di CampiAperti era “produrre produttori” perché la domanda superava di gran lunga l’offerta adesso, per una serie di motivi che sappiamo, abbiamo un po’ di  bisogno di espandere la domanda.

Dato che siamo completamente senza risorse economiche una moneta “nostra” potrebbe darci una mano in una operazione di promozione. O almeno sembra che valga la pena avviare una sperimentazione in questo senso, se non altro perché una moneta è un volantino permanente che passa di mano in mano senza nessuno sforzo.

La nostra moneta. Ma “nostra” di chi?

Bisognerà riflettere bene su questo: quando diciamo “noi” a Bologna probabilmente ci possiamo mettere – oltre ai produttori e ai coproduttori di campiaperti – tutti coloro che ci hanno sempre spalleggiato: i  Gas, gli Spazi sociali, Eat the Rich, Ex Aequo, i soci Mag di Bologna, la Rita e gli altri del Pratello, 20 Pietre, il circolo anarchico Berneri… e tante persone che ci hanno seguito e sostenuto nel nostro ormai lungo cammino.

Possiamo fare un appello e vedere chi ci sta, coinvolgendo da subito in un percorso di riflessione collettiva e approfondimento che Mag6 si è impegnata a coordinare per noi.

Diffondere una moneta alternativa non significa certo fare la rivoluzione, ma ci sembra abbastanza ragionevole pensare che la rivoluzione non possa proprio fare a meno di una moneta indipendente e autogestita a livello popolare.

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